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Sei sdraiato su un lettino sotto un ombrellone, la sabbia è calda sotto i tuoi piedi, il sole brucia sulla tua pelle, il suono delle onde si mescola alle chiacchiere dei tuoi parenti. Tua sorella, la mamma di Barbara, ride con un cugino poco lontano, ma tu non ascolti davvero. I tuoi occhi, nascosti dietro gli occhiali da sole, continuano a scivolare verso di me, Barbara, la tua nipote diciottenne, stesa su un telo a pochi passi da te.
Sono lì, sdraiata a pancia in giù, il mio bikini nero striminzito copre appena il mio corpo. I miei capelli biondi, mossi, sono sparsi sul telo, scintillando sotto il sole, e i miei occhi celesti sono nascosti da occhiali da sole. Il mio seno abbondante, una quarta, preme contro il telo, il costume scivola appena, mostrando i contorni della mia pelle. Il mio culo sodo, prominente, è messo in mostra dal perizoma che si infila tra le natiche, e la sabbia granulosa si attacca alla mia pelle sudata. Sembro addormentata, ma non lo sono. Ti sto osservando da dietro le lenti scure, notando ogni tuo sguardo, ogni volta che i tuoi occhi si posano sul mio corpo, indugiando con un’intensità che mi fa rabbrividire.
Sento il sole cocente sulla mia schiena, la sabbia che pizzica contro le mie cosce, e decido di alzarmi. Mi stiracchio lentamente, il bikini si sposta appena, e cammino verso il mare, i miei piedi affondano nella sabbia calda, ogni passo è un po’ incerto sotto il tuo sguardo. L’acqua fredda mi accarezza le gambe, e mi bagno, le mani scivolano sul mio corpo per sciacquare la sabbia, senza intenzione. Torno indietro, la sabbia si attacca ai miei piedi bagnati, il costume aderisce alla mia pelle, lasciando intravedere ogni curva. “Vado su a farmi una doccia,” dico ai parenti, mentre mi avvolgo un pareo intorno ai fianchi, stringendolo forte. “Fa troppo caldo.” Mi avvio verso il viale di ciottoli che porta alla villetta, i miei fianchi ondeggiano senza volerlo, e sento i tuoi occhi sul mio culo, il pareo non nasconde nulla.
Cammini dietro di me, pochi minuti dopo, con una scusa qualunque, forse hai detto a tua sorella che vai a prendere una birra o a controllare qualcosa in casa. Il viale di ciottoli è caldo sotto le tue ciabatte, il profumo di pino e salsedine ti riempie i polmoni. La villetta è bianca, con persiane azzurre, e quando entri, senti il suono della doccia che scorre dal bagno al piano terra, un ronzio costante con l’acqua che colpisce le piastrelle. La porta del bagno è socchiusa, il vapore esce in piccole spirali, e sai che sono lì, sotto l’acqua, con la mia pelle nuda che luccica.
Esco dalla doccia, avvolta in un asciugamano bianco, i miei capelli bagnati gocciolano sul pavimento. Ti vedo, e i miei occhi celesti si spalancano, un rossore che mi sale alle guance. “Oh… sei qui,” dico, stringendo l’asciugamano, con la voce incerta. “Pensavo fossi ancora in spiaggia.” Faccio un passo indietro, nervosa, e l’asciugamano scivola, cadendo a terra per caso. “Merda!” esclamo, cercando di coprirmi con le mani, il mio seno pieno è esposto, i capezzoli sono duri per il freddo, il mio culo sodo riflette la luce della finestra. “Non guardare!” dico, il viso in fiamme, ma tu non distogli lo sguardo, i tuoi occhi mi fissano con un’intensità animalesca che mi fa tremare.
“Ti ho visto, sai,” dico, la voce che trema mentre cerco di raccogliere l’asciugamano. “Alle riunioni di famiglia, in vacanza… mi guardi sempre così, come se…” Mi interrompo, imbarazzata. “Non pensavo volessi davvero… cioè, sei mio zio!” Ma mentre parlo, tu ti avvicini, il tuo sguardo non molla, e mi prendi la mano, fermandomi mentre cerco di rimettere l’asciugamano. La tua altra mano si posa sul mio seno, le dita che sfiorano il capezzolo, e io sussulto, un gemito che mi sfugge. “Aspetta… sei mio zio…” dico, con la voce debole, ma non mi muovo, il mio corpo è congelato sotto il tuo tocco.
Tu non ti fermi. Le tue mani scivolano sui miei fianchi, e con un movimento deciso mi spingi contro il lavandino del bagno, il bordo freddo preme contro la mia schiena. Sento il suono dei tuoi pantaloncini da mare che cadono, e quando abbasso lo sguardo, vedo il tuo cazzo, duro, bello, più grande di quanto immaginassi. “Oh…” sussurro, gli occhi spalancati, e senza pensare, senza dire nulla, mi inginocchio, il pavimento freddo è sotto le mie ginocchia. Le mie mani lo afferrano, e lo prendo in bocca, la mia lingua scivola sulla tua cappella, lenta, incerta. Gemo piano, il sapore di te mi riempie, il mio imbarazzo si mescola a un desiderio che non voglio ammettere.
Ma tu non vuoi solo questo. Mi tiri su, le tue mani forti mi girano, spingendomi a novanta gradi sopra il gabinetto, sento il coperchio freddo contro le mie mani. “No, aspetta…” dico, la voce che trema, ma tu non ascolti. Sento il tuo cazzo premere contro la mia fica, e poi entri, un movimento deciso che mi fa gemere forte. “Cazzo!” ansimo, il piacere mi travolge mentre mi scopi, ogni spinta è dura, profonda, il suono dei nostri corpi che sbattono echeggia nel bagno. Il mio seno rimbalza, i miei capelli bagnati oscillano, l’acqua gocciola sul pavimento.
Poi, senza preavviso, esci e premi contro il mio culo. “No… ti prego…” sussurro, ma tu non mi ascolti, il dolore mi trafigge quando entri, lento ma inesorabile. “Fa male…” gemo, le mie mani si stringono al gabinetto, il mio corpo è immobile, teso, mentre tu continui, ogni spinta è più intensa, il dolore si mescola a un piacere confuso che mi fa quasi urlare. Non mi muovo, non protesto più, il mio respiro è spezzato, i miei gemiti sono soffocati contro il braccio. Sento il tuo ritmo accelerare, il tuo respiro che si fa irregolare, e poi vieni, con un gemito profondo mentre ti svuoti dentro di me, il calore mi riempie, facendomi rabbrividire.
Crollo contro il gabinetto, ansimante, il mio corpo trema, il dolore del mio ano che pulsa si attenua lentamente. Mi giro, con il viso arrossato, i capelli bagnati sono incollati alla fronte, e ti guardo, i miei occhi celesti sono pieni di un misto di shock e qualcosa che non so definire. “Non… non dirlo a nessuno,” sussurro, con la voce rotta, mentre raccolgo l’asciugamano e me lo stringo al petto. “Non doveva succedere…” Ma i miei occhi si soffermano su di te, sul tuo corpo ancora nudo, e un sorriso timido, incerto, mi sfugge. “Sei… sei stato…” Non finisco la frase, scuoto la testa, e mi alzo, sento il pavimento freddo sotto i miei piedi. “Devo… finire la doccia,” dico, voltandomi, l’asciugamano scivola via mentre entro nuovamente nel bagno, lasciandoti lì, con il cuore che ti batte forte, ed il suono dell’acqua riprende a scorrere.
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