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Racconto Erotico – Fai sesso con l’amica di tua madre

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Sei a casa tua, seduto sul divano del soggiorno con il telefono in mano, la luce pomeridiana filtra dalle tende semi-chiuse, tingendo la stanza di un arancione caldo e pigro. Hai 21 anni, e la giornata è tranquilla, un pomeriggio d’autunno che si trascina lento, ma senti poi il campanello e la voce di tua madre dalla cucina, un richiamo casuale che rompe il silenzio. “Vai ad aprire tu, per favore? Sarà Barbara, mi ha detto che passava.” Ti alzi, il cuore che ti batte un po’ più forte. Barbara, è l’amica di famiglia, quella che vedi da anni ma con cui scambiate solo saluti fugaci, un fantasma affascinante nelle cene domenicali e nelle feste estive. Apri la porta, e mi vedi lì: ho 50 anni ma con un aspetto giovanile che mi fa sembrare più giovane di dieci anni almeno, ho i capelli biondi mossi che mi incorniciano il viso in onde soffici, occhi azzurri luminosi che ti fissano con un sorriso caldo, pelle liscia e luminosa che cattura la luce del pomeriggio come seta. Il mio corpo è maturo ma invitante: seno molto voluminoso e sodo, una quinta piena che tende il maglione verde morbido, curve generose che si delineano sotto il tessuto, e un culetto a mandolino tondo e alto che riempie i pantaloni di cotone larghi ma aderenti sui fianchi, un movimento elegante che ti fa deviare lo sguardo per un istante, un brivido familiare ti stringe lo stomaco, il ricordo di fantasie represse che riaffiorano come un’onda calda.

“Ciao, cara,” dico a tua madre mentre entro in casa, le mie braccia si aprono per un abbraccio veloce, il profumo di vaniglia e fiori mi avvolge come un velo dolce. “Grazie per avermi invitata, non vedo l’ora di chiacchierare di quei pettegolezzi succosi.” Ci salutiamo con un bacio sulla guancia, e tua madre annuisce, il suo sorriso è distratto mentre controlla il telefono. “Prego, accomodati. Oh, a proposito, devo correre a prendere tua sorella a scuola, ci metto venti minuti al massimo. Fai compagnia a Barbara nel frattempo, ok? Siete soli, fate come se foste a casa vostra.” Tua madre afferra le chiavi dal tavolino ed esce, la porta si chiude dietro di lei con un tonfo morbido, lasciando la casa in un silenzio improvviso, si sentono solo il ticchettio dell’orologio da parete e il tuo respiro che si fa un po’ più corto, l’aria si carica di una tensione sottile, elettrica.

Io sono sempre stata lì, un’amica di famiglia costante, una figura materna ma affascinante che ha popolato la tua vita fin dall’infanzia. Le cene di Natale con il tavolo carico di piatti fumanti, le feste in giardino con risate che echeggiavano fino a notte fonda, i consigli casuali durante le riunioni familiari che ti lasciavano con un senso di calore proibito. Ma da adolescente, intorno ai tuoi 14 anni, sono diventata qualcosa di più per te: il tuo sogno erotico proibito, la donna che riempiva le tue notti solitarie con fantasie ossessive. Ti ricordavi i miei sorrisi caldi, il modo in cui il mio seno voluminoso tendeva i maglioni invernali, il culo a mandolino che ondeggiava nei pantaloni estivi, e ti masturbavi pensando a me, seghe lunghe e intense, la mano stretta sull’asta mentre immaginavi scenari impossibili dove ti sorprendevo da solo in camera, slacciavo il reggiseno per farti vedere le mie tette sode e pesanti, ti guidavo la mano sulla mia fica matura e umida, o ti cavalcavo piano sussurrando che era il nostro segreto, il piacere culminava con un senso di colpa misto a estasi, il mio nome era un mantra silenzioso nelle tue eiaculazioni calde. Ed ora, eccoci qui, soli, il mio profumo di vaniglia e fiori ti invade le narici come un richiamo irresistibile, il calore del mio corpo così vicino sul divano ti fa pulsare il cazzo nei pantaloni, un’onda di imbarazzo e desiderio che ti stringe lo stomaco. E’ reale, non più un sogno, e quel pensiero ti fa arrossire violento, tieni le mani sudate sul bracciolo del divano. Mi siedo vicino a te, accavallando le gambe con un movimento fluido, il mio seno si alza piano con un sospiro, il maglione si tende sulle curve. “È da tanto che non ci vediamo. Stai crescendo bene, eh? Sembri proprio un uomo fatto. Dimmi, hai una fidanzata? Qualcuno di speciale che ti tiene impegnato?”

Senti il rossore salirti alle guance per l’imbarazzo, un calore timido che ti invade il collo, e io sorrido, sistemandomi una ciocca bionda dietro l’orecchio, i miei occhi azzurri ti fissano con una curiosità gentile, un velo di rossore mi colora le guance mentre balbetti di no, la voce ti trema leggermente per la vicinanza. “Niente fidanzata? Ma dai, sei un bel ragazzo, dovresti avere la fila. E… scusa se sono curiosa, ma sembri così riservato. Hai… avuto esperienze? Tipo, sai, con una ragazza, in quel senso? Voglio dire, hai mai… visto una donna da vicino? Nuda, intendo. Non fraintendere, è solo che sei così dolce, e mi fa strano pensarti solo.” Il tuo è un silenzio imbarazzato, un deglutire nervoso e uno sguardo basso, mi fa arrossire a mia volta, ma continuo, la mia voce si abbassa in un sussurro complice mentre noto il rigonfiamento nei tuoi pantaloni, ed un sorriso timido mi sfugge. “Oh… vedo che… ti sto facendo effetto. Non arrossire, è normale. Sai, a volte capita, con le chiacchiere intime. Ma se vuoi… posso aiutarti a capire meglio. Vieni qui, siediti più vicino. Non dico niente a tua madre, è il nostro piccolo segreto.”

Mi avvicino piano, la mia mano sfiora la tua coscia in un tocco leggero che ti fa fremere, il calore del mio palmo penetra il tessuto, e slaccio i primi bottoni del mio maglione, rivelando il reggiseno di pizzo bianco, il seno voluminoso si affaccia piano, la pelle liscia e calda luccica nella luce pomeridiana. “Guarda… il seno di una donna è così, morbido ma sodo, guarda come si alza al respiro. Toccalo piano, esplora con le dita, senti la curva rotonda, come si modella nel palmo, oh… sì, proprio lì, sfiora il capezzolo, senti come si indurisce, è sensibile, ruota la punta con il pollice, piano, così… mi fa venire un brivido leggero, continua, ora stringi un po’ di più, senti il peso pieno contro la mano? Ora, leccalo, porta la bocca qui, senti il sapore, dolce e caldo, ogni movimento della tua lingua mi fa tremare, oh… sì, così, mordicchia piano, mi scalda il petto, continua… mi piace come mi tocchi, sei gentile ma deciso.” Le tue dita tremano mentre obbedisci, il tuo palmo si riempie del mio seno pesante, il capezzolo si tende sotto il pollice, un brivido mi percorre la schiena e ti fa pulsare il cazzo, senti il sapore salato della mia pelle sulla lingua mentre succhi, il mio gemito basso vibra contro la tua bocca, facendoti spingere i fianchi in avanti istintivamente.

Ora aspetta. Mi alzo, sfilandomi i pantaloni e le mutande con movimenti lenti, deliberati, la mia fica matura è esposta, le labbra sono rosee e gonfie, il clitoride sensibile spunta, sono bagnata di eccitazione che luccica nella luce fioca. Mi sdraio sul divano, con le gambe aperte, e ti guido con una mano gentile sulla nuca. “Avvicinati… lecca la mia fica, inizia dalle labbra esterne, senti quanto sono morbide e calde, sì… ora entra un po’, assaggia il sapore dolce dentro, oh… sì, metti la lingua lì sul clitoride, mi fa impazzire, è così bello, continua così… mi fai bagnare di più, ogni leccata mi fa pulsare dentro, è perfetto, non fermarti, mi fai venire i brividi dal basso ventre.” Senti il sapore dolce riempirti la bocca, le labbra gonfie cedono sotto la lingua, il clitoride si gonfia al tuo tocco, gli umori colano caldi sulla tua faccia mentre lecchi più in profondità, il mio corpo si inarca, le mani ti spingono la testa più vicina, un gemito mi sfugge, amplificando il tuo desiderio represso.

Poi prendo la tua mano, guidandola dentro di me, le tue dita scivolano facilmente nel calore umido. “Inserisci un dito… senti le pareti strette che ti avvolgono, bagnate e calde, muovi piano, oh… sì, così, mi masturbami, sii delicato”, il mio corpo ti vuole, “Oh sì, è bello, le tue dita dentro mi riempiono.” Senti le pareti contrarsi intorno alle dita, il calore bagnato che le avvolge, ogni movimento fa sgorgare più umori, il mio clitoride preme contro il pollice mentre mi tocchi, i miei gemiti si fanno più acuti, il cazzo ti pulsa dolorosamente nei pantaloni per il sapore proibito di questa donna matura, l’amica di famiglia che ti sta insegnando il piacere con una tenerezza autoritaria.

Mi sdraio sul divano, con le gambe aperte, e ti tiro sopra di me, il mio corpo maturo ti accoglie come un invito irresistibile. “Ora… entra dentro, piano, senti la mia fica che ti accoglie, calda e bagnata, ogni centimetro mi fa godere, oh… sì, spingi, mi riempi perfettamente, metti le mani sulle mie tette, stringile mentre mi fotti, senti come rimbalzano, senti i capezzoli duri contro i palmi delle mani, Oddio… è così bello, il tuo cazzo giovane scivola dentro e fuori, mi fa impazzire, bravo, leccami le tette, così… sento la tua bocca calda sulla pelle, mentre mi mordi i capezzoli, non fermarti, sto per… venire, vieni con me, bravo, si! Sento il tuo sperma caldo sulla mia pancia, è fantastico, mi fa godere ancora.” Senti le pareti stringerti in spasmi ritmici, il piacere mi sale dal basso ventre in un’onda travolgente, il mio corpo si inarca sotto di te, le tette rimbalzano contro il tuo petto, i capezzoli duri sfregano la pelle mentre lecchi avido, il tuo cazzo affonda bagnato, ogni spinta fa sgorgare umori caldi, il mio gemito ti spinge oltre, fino all’orgasmo che ti travolge, il seme schizza bollente sulla mia pancia, tracciando linee bianche sulla pelle olivastra, il mio corpo trema in un culmine condiviso, le tue dita mi stringono le tette mentre ansimo, il piacere echeggia nell’aria come un segreto condiviso.

Siamo stanchi e ansimanti, il sudore ci bagna la pelle, ma non abbiamo altro tempo. Sento il rumore di un’auto che parcheggia nel vialetto, il motore che si spegne con un sospiro meccanico, e mi rivesto di fretta, il maglione si chiude sul mio seno arrossato, le mutande che tiro su con mani tremanti, il rossore mi colora il viso mentre annodo i capelli. “Oh no… è tua madre, corri in camera tua, veloce, prima che entri. Non dire niente, è il nostro segreto.” Corri su per le scale, il cuore ti batte forte come un tamburo, senti le gambe deboli per l’orgasmo residuo, mentre la porta d’ingresso si apre al piano di sotto, il suono familiare della voce di tua madre riempie la casa, ignara del calore che ancora ti pulsa nel corpo, hai ancora il sapore della mia fica sulla lingua, un ricordo dolce e proibito che ti accompagna, lasciandoti con un sorriso colpevole nel buio della tua camera.

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